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Ancora condono edilizio, la maggioranza propone nuova sanatoria generalizzata

Per la destra italiana il condono edilizio è una specie di marchio di fabbrica. Così la maggioranza per tappare i buchi della manovra propone una nuova sanatoria generalizzata: una mannaia su ambiente e territorio, che se approvata innescherebbe l’enbnesima spirale di cemento selvaggio, darebbe il colpo di grazia al nostro già  martoriato paesaggio, ricoprirebbe di case illegali anche le aree più delicate e più a rischio”. La denuncia è dei senatori Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante: “L’attrazione di governo e maggioranza verso questa forma odiosa di illegalità  – affermano i due parlamentari ecodem – è davvero fatale, irresistibile: gli ultimi due condoni edilizi portano la firma di governi Berlusconi, questo completerebbe l’opera. Come se non bastasse, il centrodestra propone anche di sospendere in Campania le sentenze di demolizione di immobili abusivi già  decise dalla magistratura. L’Italia ha già  pagato prezzi pesantissimi all’abusivismo edilizio: almeno una casa su cinque di tutte quelle realizzate negli ultimi vent’anni è illegale, per un  business che spesso è direttamente nelle mani delle ecomafie. Ci auguriamo che queste proposte indecenti siano dichiarate inammissibili, in ogni caso ci impegneremo con tutte le forze per fermare questo ennesimo scempio di legalità  e di ambiente”.

Noi, ammoniti dai garanti

Capiamo le cautele del direttore di Europa sul caso Penati: in linea generale ha ragione lui, Penati come qualunque cittadino ha il pieno diritto di utilizzare tutti gli strumenti disponibili per difendersi, prescrizione compresa.
Ma la vicenda che coinvolge l’ex-sindaco di Sesto non si può affrontare solo “in linea generale”. Perché riguarda da vicino anche una intera comunità  politica qual è il Pd, investe le sue stesse ragioni fondative. Siamo nati per offrire agli italiani una politica eticamente ripulita dalle tante ombre che oggi, e non solo per colpa del berlusconismo, la offuscano: dunque Penati ha il diritto di difendersi come crede, ma il Pd ha il dovere di dire che se non rinuncia alla prescrizione ciò lo pone inevitabilmente fuori dal partito.
Dopo di che è davvero preoccupante che qualcuno anche tra i dirigenti democratici neghi l’esistenza, anche nel nostro seno, di una questione morale, non veda l’abitudine di troppi nostri rappresentanti e amministratori a coltivare comportamenti che testimoniano di un rapporto non proprio pacifico con l’idea di etica pubblica. Non bisogna essere magistrati per sapere che non solo a Sesto San Giovanni ma in diverse realtà  dove siamo stabilmente forza di governo, si è consolidato nel tempo un sistema di rapporti opachi tra chi prende le decisioni politico-amministrative e chi è portatore d’interessi economici: ciò vale in molti e diversi campi, dall’urbanistica alla sanità , e ciò semplicemente significa che in più di un caso le scelte di governo rispondono più all’interesse privato di qualche potentato economico che all’interesse generale della comunità  che si amministra.
E’ verità , ma una verità  che non può e non deve consolarci, ribadire che la gran parte dei dirigenti del Pd sono persone per bene e che le nostre zone d’ombra sono niente al paragone dei buchi neri – da Scajola a Dell’Utri alle varie P3 e P4 – di cui è fatta la questione morale nell’attuale centrodestra. I nostri elettori – quelli che già  ci votano e quelli che non escludono di sceglierci – chiedono molto di più, e non c’è dubbio che fino a oggi il Pd non abbia fatto abbastanza per mantenere quella promessa da cui è nato: accreditarsi come un partito che fa dell’etica pubblica una delle basi della sua proposta riformista.   
Nei giorni scorsi il Corriere della sera ha ricordato che prima di occuparsi oggi di Penati, la Commissione di garanzia del Pd fu chiamata a dirimere un atro caso controverso. Chi scrive insieme ad altri parlamentari del Pd (Lumia e Realacci) aveva rivolto una lettera aperta al segretario Bersani, chiedendogli che il Pd non candidasse a sindaco di Enna, come allora ventilato, il senatore Vladimiro Crisafulli, politico siciliano di lungo corso che alcuni anni fa venne filmato nel corso di un’indagine della magistratura mentre discuteva di appalti con un boss mafioso all’epoca già  condannato. L’episodio fu considerato dai giudici penalmente non rilevante, ma politicamente era e rimane rilevantissimo: chi ritiene normale chiacchierare di appalti con un notorio capo mafia non dovrebbe rappresentare il Pd né da parlamentare né da sindaco.
La nostra iniziativa valse a bloccare la candidatura di Crisafulli, ma noi per avere posto pubblicamente la questione siamo stati “ammoniti” dalla Commissione di garanzia, con la motivazione – sintetizziamo – che i panni sporchi si lavano in casa. Ecco, c’è almeno da sperare che questa volta i “garanti” del Pd si mostrino maggiormente all’altezza della domanda di pulizia, trasparenza, rigore che ci rivolge il nostro popolo.
   
Roberto Della Seta
Francesco Ferrante

Ecco le nostre proposte per salvare il Sistri

“Il Pd è impegnato a salvare il sistema di tracciabilità  dei rifiuti, che nella manovra il governo ha cancellato.  In un Paese come il nostro, aggredito dalle ecomafie che proprio su questo settore basano molta parte del loro business, sarebbe folle rinunciare a mettere sotto controllo i traffici di rifiuti attraverso le tecnologie informatiche più moderne. Per questo abbiamo presentato come gruppo un emendamento che cancella l’abrogazione del Sistri voluta in particolare dal ministro Calderoli”. E’ quanto dichiarano i senatori democratici Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, che aggiungono: “La nostra proposta parte dalla constatazione che se il Sistri, istituito nel 2009, fino ad oggi non è entrato in funzione, ciò dipende dagli innumerevoli errori compiuti dal governo nell’implementarlo. Innanzitutto, come d’altronde aveva vanamente promesso il ministro Prestigiacomo nel settembre 2010, va tolto il segreto di stato che avvolge il funzionamento del sistema in un inspiegabile mistero: per questo noi prevediamo l’obbligo per il governo di riferire periodicamente al Parlamento sull’avvio del Sistri. Poi bisogna utilizzare al meglio i prossimi mesi, fino alla inderogabile entrata in vigore del sistema che noi fissiamo a inizio 2012, per realizzare una fase di sperimentazione insieme agli operatori e alle aziende di software finalizzata a semplificare le procedure e ad eliminare le storture, dovute all’inefficienza mostrata finora dalla società  che gestisce il Sistri, che fino adesso hanno impedito la partenza effettiva del sistema. Infine, occorre introdurre differenziazioni di procedure che soprattutto semplifichino gli adempimenti
per le aziende che trattano rifiuti non pericolosi”.

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