Il piano casa ripudia Berlusconia

Berlusconi si fa bello dell’accordo fra Regioni e Governo raggiunto ieri sul cosiddetto piano casa. Ma la verità  è che quell’accordo in larga parte ha smentito clamorosamente gli annunci in cui si produsse lo stesso Berlusconi quando iniziò a parlare con i consueti toni trionfalistici del provvedimento.

Mentre la prima bozza del Governo obbediva all’ideologia berlusconiana del superamento di qualsiasi vincolo – più o meno giustificato – e prefigurava un pericolosissimo condono preventivo che avrebbe causato scempi in un territorio, che da una parte custodisce cose preziose e dall’altra ha già  dovuto sopportare gravi devastazioni, l’accordo di ieri si muove nel solco della riqualificazione energetica dell’edilizia che era al centro anche della proposta del PD e delle richieste della parte più avanzata di quel settore industriale e che può davvero costituire un volano di sviluppo, una parte di quella manovra anticiclica che la crisi reclamerebbe e che questo nostro Governo inane si rifiuta di mettere in campo.

Intanto va rivendicato alla reazione dell’opposizione e delle Regioni l’aver sventato il blitz che mirava a espropriare le Regioni stesse delle loro prerogative costituzionali.

Nel merito del provvedimento, per Berlusconi si sarebbe potuto operare qualsiasi ampliamento anche in deroga ai Piani Regolatori, e questa deroga le Regioni l’hanno cancellata; Berlusconi avrebbe voluto innescare una compravendita dei diritti di ampliamento, anch’essa sparita dall’accordo finale; Berlusconi non avrebbe voluto porre alcun limite territoriale agli interventi edificatori e invece l’accordo prevede che le Regioni possano escludere zone vincolate, quali ad esempio le zone B e C dei parchi (nelle zone A resta in vigore il vincolo di inedificabilità  assoluta).

Ma il punto forse più importante è che la possibilità  di aumento del 35% delle volumetrie in caso di demolizione e ricostruzione viene  vincolato a interventi di riqualificazione energetica, che uscendo dalla genericità  dell'”auspicio” come era nella formulazione berlusconiana, può diventare il vero volano di sviluppo appunto. Ovviamente come ogni accordo a maglie larghe, la sua concreta applicazione da parte delle Regioni andrà  attentamente sorvegliata, per evitare che inevitabili vaghezze dell’accordo siano interpretate da Governatori più spregiudicati per un via libera a scelte pericolose per il governo del territorio. Ma intanto un punto lo abbiamo segnato contro questa destra irriducibile che ritiene le questioni ambientali solo un impaccio e mai un’occasione anche economica. D’altra parte se non si tiene conto di questa “ideologica” contrarietà  non ci si potrebbe spiegare l’assurda mozione sull’ambiente della destra al Senato dove testualmente si definisce “moderato” il riscaldamento terrestre, si mette in dubbio l’origine antropica dei mutamenti climatici e si conclude che se pure ci fosse un qualche innalzamento della temperatura questo sarebbe da salutare positivamente per i suoi benefici (sic!). Ebbene sì, Berlusconi, unico leader al mondo, si presenta ai vertici internazionali con il biglietto da visita della sua maggioranza negazionista: chissà  che ne pensa quel Presidente degli Usa che gli ha appena chiesto di organizzare un vertice su clima ed energia in occasione del G8 della Maddalena?

La questione ambientale si conferma una di quelle su cui maggiormente si misura la distanza fa noi, il Partito Democratico, e questa destra. E su questo tema, innegabilmente, siamo noi avanti, siamo noi in sintonia con i più innovativi governi del mondo (alcuni persino di centrodestra) e sono loro, i berluscones, che arrancano in difesa e in difficoltà . Ma per trasformare questo nostro vantaggio in consenso si deve anche formare al nostro interno una classe dirigente sul territorio in grado di cogliere questa opportunità , ed è questo uno degli obiettivi più importanti della Scuola di Formazione sull’ambiente del Partito Democratico che si inaugura proprio oggi ad Amalfi.

“Piano Casa: sventato il condono di Berlusconi”

“L’accordo tra governo e Regioni sul ‘piano casa’ presenta indirizzi positivi, sia sul piano istituzionale sia rispetto ai contenuti espressi, che devono però essere applicati con responsabilità ”: questo il commento congiunto di Fabrizio Vigni e Francesco Ferrante, rispettivamente presidente e membro dell’esecutivo nazionale degli Ecologisti Democratici.

“Esprimiamo quindi soddisfazione per l’accordo raggiunto che può rappresentare un volano di sviluppo economico e sociale. E però necessario che le Regioni lo applichino valutando gli interventi necessari ed evitando quei condoni, quegli abusi e quegli scempi ambientali presenti nel testo originario ideato da Silvio Berlusconi”.

“E’ necessario sottolineare – continuano gli Ecodem – che questo accordo ha infatti evitato il blitz, ideato dal Presidente del Consiglio, che avrebbe voluto espropriare le Regioni delle loro prerogative costituzionali promuovendo e legalizzando interventi che avrebbero provocato scempi drammatici su tutto il territorio nazionale. Ci riferiamo innanzitutto alla proposta originaria del governo che avrebbe voluto permettere ampliamenti anche in deroga ai piani regolatori, una deroga che grazie alla reazione dell’opposizione e al lavoro delle Regioni è oggi sparita dal provvedimento”.

“I nuovi principi delineati vanno invece nella direzione giusta, anche se inevitabilmente un accordo quadro presenta delle maglie larghe su cui si dovrà  esercitare un’attenta sorveglianza e sul quale gli Ecodem apriranno un confronto in ogni territorio. Ad esempio sarebbe necessario che anche l’ampliamento del 20 per cento fosse vincolato dalle leggi regionali alla riqualificazione energetica così come è previsto per la possibilità  di ampliamento del 35 in caso di demolizione e ricostruzione. E’ inoltre preoccupante la possibilità , lasciata alle singole Rregioni, di aumentare quel 20 per cento. Evidentemente sarà  poi decisivo verificare, regione per regione, quali saranno le aree su cui sarà  davvero possibile realizzare tali interventi”.

10 azioni per il clima in città 

Il Comune deve:
 

Nelle grandi città  predisporre e attuare veri e propri Piani Energetici Comunali, nei Comuni più piccoli predisporre programmi di azione in campo energetico. I Piani e i programmi devono fissare obiettivi concreti e misurabili di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, di sviluppo delle fonti rinnovabili, di miglioramento dell’efficienza energetica sul territorio comunale nel quadro degli obiettivi europei “20-20-20”. Vanno promosse campagne per il risparmio energetico negli uffici comunali e delle aziende municipalizzate e partecipate.

  1. Adottare norme urbanistiche coerenti con gli obiettivi specifici dei piani energetici. Questi gli obiettivi da perseguire: ridurre l’espansione urbanistica a macchia d’olio puntando prioritariamente al riuso delle aree già  edificate e prevedendo eventuali nuove urbanizzazioni nelle aree metropolitane esclusivamente lungo gli assi esistenti del trasporto pubblico su ferro; fissare standard di efficienza energetica per le nuove edificazioni e le ristrutturazioni coerenti con i Piani energetici  e l’obiettivo del “20-20-20”, promuovendo la diffusione delle fonti rinnovabili a partire dal solare termico e fotovoltaico e dal microeolico e semplificando tutte le relative procedure autorizzative; intensificare le azioni di forestazione e riforestazione.

  1. Realizzare infrastrutture ecologiche nelle aree produttive. Evitare la dispersione territoriale e la frammentazione delle aree industriali e commerciali per non moltiplicare fonti di inquinamento e mobilità . Privilegiare sempre la riqualificazione delle aree industriali esistenti e realizzare le nuove, ove fossero necessarie, attrezzandole con impianti energetici efficienti (cogenerazione), parchi fotovoltaici, centri unificati per il carico e scarico delle merci, bacini di stoccaggio di acque meteoriche per usi industriali, centri per la raccolta differenziata dei rifiuti assimilati agli urbani.

  1.  Avviare immediatamente il radicale rinnovamento delle reti ambientali ed energetiche. Gli acquedotti, le reti fognarie, la depurazione delle acque, la regimazione delle acque meteoriche e la sicurezza idraulica dei territori, la distribuzione dell’energia prodotta localmente da fonti rinnovabili sono componenti fondamentali dello sviluppo sostenibile delle città . Investire nel loro ammodernamento e nella loro efficienza costituisce un dovere per i governi locali e per i gestori dei servizi. 

  1. Incentivare il trasporto pubblico e scoraggiare gli spostamenti su auto private; investire in mezzi pubblici più efficienti, più comodi, più puliti, più puntuali. Aumentare il numero delle corsie preferenziali e proteggerle efficacemente; trovare le risorse per realizzare  nuove filobusvie,  tramvie o  metropolitane, e per nuovi bus ibridi o  elettrici o a basso impatto di standard Euro 5; utilizzare al meglio le possibilità  offerte  dalle nuove tecnologie (internet, servizi di telefonia mobile) per organizzare al meglio la mobilità  e ridurre gli spostamenti in auto privata; sviluppare e consolidare esperienze innovative come le  zone  a “traffico rallentato” con velocità  massime consentite di 30 km/h.

  1.  Introdurre e promuovere servizi di mobilità  alternativi all’uso individuale dell’auto, promuovere l’uso della bicicletta, potenziare la rete di piste ciclabili, difendere i diritti dei pedoni. Organizzare servizi efficienti di “car sharing”; promuovere il “car pooling” nei percorsi casa-lavoro, e i percorsi sicuri casa- scuola a piedi e in bicicletta (pedibus e bicibus); spingere le aziende e gli enti pubblici (a partire dagli stessi Comuni e dalle aziende partecipate) a realizzare piani di gestione della mobilità  per i propri dipendenti  realizzare parcheggi custoditi e installare rastrelliere per le biciclette; introdurre servizi di bike sharing; aumentare le zone pedonali e quelle a traffico limitato; aumentare le zone in cui si paga il parcheggio; ricorrere al pedaggio urbano a seconda delle esigenze di ciascuna città .

  1. Aumentare la raccolta differenziata dei rifiuti. Puntare sui metodi “porta a porta”, gli unici in grado di portare la raccolta differenziata a livelli di eccellenza, nel rispetto degli obiettivi di legge (60% al 2012). Promuovere la raccolta differenziata anche negli uffici comunali e delle municipalizzate e aziende partecipate e nelle scuole di ogni ordine e grado.

  1. Fare acquisti “verdi”. Promuovere l’acquisto di prodotti ecologici e/o con un ciclo di vita a basso impatto (per esempio carta riciclata, macchinari ad alta efficienza energetica, veicoli ecologici). Nelle mense degli uffici pubblici,delle scuole e delle aziende partecipate privilegiare gli alimenti biologici e tipici locali e promuovere i prodotti del commercio equo e solidale.

  1. Ripensare la città  a misura di bambino. Migliorare la sicurezza stradale, aumentare e curare di più gli spazi verdi, sottrarre più strade e piazze  al dominio delle automobili.

  1. Promuovere la partecipazione dei cittadini. Coinvolgere i singoli cittadini, le associazioni, gli stakeholders sociali ed economici  nelle scelte sull’organizzazione e il futuro delle città .

Marzo 2009

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