Una storia esemplare, ma non c’è peggior sordo di non vuol sentire. Così si potrebbe riassumere ciò che è avvenuto sabato scorso sul Passante di Mestre e i relativi commenti di politici, amministratori e anche molti giornalisti. I fatti: il Passante di Mestre, grande opera pubblica inaugurata poche settimane fa da Berlusconi, Galan e compagni in pompa magna alla presenza di imprenditori e rappresentanti di media e istituzioni varie, l’opera simbolo della “vittoria contro il fronte del no”, l’opera pubblica che sarebbe stata la prima di una serie che avrebbe finalmente messo in pari il nostro Paese con l’Europa sul piano delle infrastrutture, è andata clamorosamente in tilt alla prima prova seria e si sono create file di 30 (trenta) chilometri di automobilisti esasperati. Era difficile da prevedere? No, non lo era affatto (e appare sinceramente ridicola l’inchiesta aperta successivamente dall’Anas): chiunque ne sappia un po’ di trasporti avrebbe potuto prevedere che sabato 1 agosto si sarebbe creato un volume di traffico, che per un’antica ma non superabile legge della fisica – l’impenetrabilità dei corpi – avrebbe determinato l’ingorgo. E’ inevitabile e peraltro, come dimostra la storia in tutto il mondo – si pensi alle highways di Los Angeles -, che grandi strade chiamino traffico, sono miele per le api (automobili). E davvero si resta senza parole , quando per spiegare il problema si scopre il nuovo “diavolo”: la mancanza della terza corsia sulla A4 (Venezia – Trieste) che avrebbe creato l’imbuto e il fatto (ma che sorpresa!) che le mete marine di Croazia e Slovenia quest’anno sono molto ambite. Di grazia, cosa pensano Tondo, Galan, il suo assessore, ma anche Sergio Rizzo del Corsera? Che con le tre corsie si debba arrivare di fronte al portone dell’appartamento in Slovenia che il nostro concittadino ha deciso di affittare per le sue vacanze di quest’anno? Potremmo spostare l’imbuto più a est o più a ovest, ma se non cambiamo sistema di trasporti, le modalità con cui scegliamo di muoverci il problema non lo risolveremo mai. Non si tratta qui di discutere se fosse giusto o meno spendere un miliardo di euro per il Passante. Anche Legambiente aveva inserito quell’opera tra quelle utili e “da fare”. Ma ciò che veramente non è più sopportabile è che anche questa piccola storia esemplare non aiuti a capire che non esistono “opere salvifiche”, che non ha senso inseguire gli ingorghi, che bisognerebbe invece fare investimenti straordinari sul ferro e spostare persone e merci dalla gomma alla rotaia, e che solo così si potrebbe “organizzare” meglio il traffico, con la consapevolezza che comunque sabato 1 o anche 8 agosto sono giorni eccezionali e se si vuole (o si deve) partire proprio quel giorno in auto ci si deve rassegnare a stare in coda.
P.S. Abbiamo dovuto leggere in questa occasione anche la solita litania sugli “ambientalisti del no” che avrebbero posto ostacoli, persino impedito di costruire un’area di servizio (sic!). Non mi risulta però che siano stati comitati di ambientalisti a fermare la ristrutturazione della Salerno – Reggio Calabria (altro immancabile luogo di ingorghi). Se per il futuro si potesse dismettere anche quest’altro luogo comune per cui è la sindrome nimby a bloccare lo sviluppo del Paese, forse aiuterebbe.
Francesco Ferrante