Orwell in tv

La vicenda che riguarda il giudice Mesiano e il suo “pedinamento” mostrato in tv da Canale 5 è vergognosa se la si guarda dal punto di vista della deontologia professionale che dovrebbe indicare i comportamenti a un qualsiasi giornalista, scandalosa se si pensa a tutte le chiacchiere spesso inutili che si fanno sul “diritto alla privacy”, spaventosa – letteralmente, perchè mette paura – per l’uso orwelliano che il potere fa della televisione. Ma il punto che vorrei sollevare è che persino questa vicenda assurda rischia di non scatenare l’indignazione generale e generalizzata che meriterebbe e che susciterebbe ovunque, se non in questo cloroformizzato Paese.
Il rischio insomma, che dintinguo, minimizzazioni, ironie persino, annacquino questo scandalo e lo riducano a uno dei tanti episodi da ascrivere alla “guerra per bande” che si starebbe consumando tra un gruppo editoriale e il presidente del consiglio.
 Come se, ammesso che si possa ridurre il tutto a questa semplificazione, fosse legittimo per quest’ultimo usare qualsiasi strumento e le sue tv in qualsiasi maniera gli convenga.
Abbiamo assistito in questi ultimi giorni a un lungo botta e risposta tra de Bortoli e Scalfari che verteva in ultima analisi sul mestiere della libera stampa. Un dibattito che troverà  forse alcune risposte da come il Corriere della Sera giudicherà  questo sconvolgente episodio e se lo riterrà  meritevole di attenzione e di opinioni nette e, per una volta almeno, non “terze”.

Noi, il partito democratico, dobbiamo invece comprenderne bene la carica distruttiva delle regole di base della democrazia e reagire con la forza necessaria.

Francesco Ferrante