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Congresso Pd: serve un colpo d’ala, Realacci possibile candidato

“Non ci siamo: il dibattito congressuale non parte nel modo migliore, ci vuole un colpo d’ala che ci faccia ripartire dai contenuti”: questo il commento di Fabrizio Vigni e Francesco Ferrante, esponenti degli Ecodem, sul congresso del Partito Democratico.

“La campagna congressuale sembra iniziare con l’attenzione rivolta solamente alla costruzione di schieramenti contrapposti, per i quali appare allo stato difficile riuscire a rintracciare differenze politiche e programmatiche. Il congresso deve servire a presentare un progetto per l’Italia, non a regolare gli equilibri interni”.

“Noi non ci rassegniamo – continuano Fabrizio Vigni e Francesco Ferrante -. Gli ecologisti vogliono parlare prima di tutto di contenuti, della green economy come leva per rilanciare l’economia e costruire un futuro migliore. Vogliamo un partito che sappia far propria la più grande sfida del nostro tempo: la rivoluzione verde, come sta dimostrando Obama che proprio ieri ha varato un coraggioso piano sul clima, deve essere una questione centrale nel progetto delle forze riformiste e progressiste. Per questo la candidatura di Ermete Realacci, una ipotesi di cui stiamo discutendo e che sta riscotendo crescente consenso, potrebbe rappresentare una necessaria ventata di freschezza e di novità  nel congresso”.

Sacchetti di plastica: il governo rinvia il divieto di produzione

“C’è una norma a favore dell’ambiente e che favorisce la competitività  dell’industria più innovativa? Berlusconi la cancella o, nel migliore dei casi, ne rinvia l’entrata in vigore” E’ questo il commento di Francesco Ferrante dell’esecutivo nazionale degli Ecodem, all’annuncio che il governo inserisce, nell’ennesimo decreto “Milleproroghe”, il rinvio di un anno dell’entrata in vigore del divieto di produzione e commercializzazione dei sacchetti di plastica.

“Quel divieto che dovrebbe entrare in vigore il primo gennaio 2010 – prosegue Francesco Ferrante, autore dell’emendamento che portò in senato all’approvazione della norma contenuta nella Finanziaria 2007 – fu imposto con tre anni di anticipo proprio per dare il tempo all’industria chimica di riconvertirsi e adeguarsi agli standard più innovativi che la ricerca e proprio l’industria italiana hanno prodotto realizzando sacchetti in plastica biodegradabile provenienti dal mais”.

“il governo però non ha fatto ancora niente, non ha avviato la sperimentazione che avevamo previsto nella stessa norma e non trova di meglio da fare che sospendere l’entrata in vigore del divieto alla vigilia. Per fortuna il mercato e le richieste dei consumatori stanno andando spontaneamente in quella direzione: le industrie innovative godono di sempre maggior successo e aumentano le produzioni di sacchetti ‘ecologici’. Tra industria e agricoltura crescono anche accordi innovativi di filiera per realizzare sul territorio vere e proprie ‘bioraffinerie’, e anche le grandi catene di supermercati si stanno attrezzando per offrire volontariamente ai consumatori alternative alla plastica inquinante”

“Un governo lungimirante – continua Francesco Ferrante – dovrebbe sostenere questi sforzi in modo da contribuire alla difesa dell’ambiente e rafforzare la capacità  competitiva del nostro paese senza nascondersi dietro un’inutile e controproducente proroga. Basti pensare che un sacchetto di plastica disperso nell’ambiente impiega oltre 400 anni per distruggersi mentre il nuovo shopper biodegradabile pochi mesi. Nel corso del 2008 in Italia si sono prodotti 300 mila tonnellate di buste in plastica: l’equivalente di 430mila tonnellate di petrolio e si stima che la Co2 emessa in atmosfera derivante da tale produzione sia di circa 200mila tonnellate annue”.

“C’è ancora tempo – conclude l’esponente Ecodem – e per questo rivolgiamo un appello al Ministro delle Attività  produttive Scajola per avviare la sperimentazione prevista dalla legge e si ritiri la proposta di proroga”.

SU “UNITA’ ED “EUROPA” L’APPELLO “PER IL PD CHE VOGLIAMO”

PIU’ DI 100 FIRME: REALACCI, VIGNI E GLI ECODEM,
CERAMI E ZANDA, MELANDRI E GENTILONI, SUSTA E BERLINGUER
 

L’Italia ha bisogno di una politica più degna e di un Partito Democratico più credibile. Ha bisogno di un grande partito progressista, casa comune delle culture riformiste ed ecologiste”. Comincia così il manifesto-appello per “il Pd che vogliamo” promosso dagli ecodem Brachetta, Bratti, Ciarafoni, Della Seta, Ferrante, Mariani, Pintus, Realacci, Ronchi, Scalia, Vigni, Zamboni, e pubblicato oggi su “Unità ” e su “Europa”.
“La nostra ambizione – afferma Realacci – è di calare il dibattito che porterà  al congresso nella realtà , nella concretezza delle posizioni su come dev’essere, cosa deve dire e proporre il Pd per convincere gli italiani. E di sottrarlo a un confronto solo tra candidati o tra vecchie appartenenze e fedeltà . Il buon risultato dei ballottaggi dimostra che il Partito democratico vince dove si occupa e si preoccupa di ciò che interessa gli italiani: questo il compito di un riformismo rinnovato e moderno, se invece ci parliamo addosso rischiamo un precoce declino”.
Per Fabrizio Vigni, “il Pd non può fare un congresso solo sui nomi. Prima vengono le idee, e l’idea che mettiamo in campo è la stessa di Obama: la green economy come via d’uscita dalla crisi. E’ questa la nuova frontiera del riformismo ed è questo l’obiettivo del nostro appello, aperto alla firma di tutti coloro che vogliono un Pd della speranza e della rivincita”.
Il documento è stato sottoscritto finora da oltre 100 dirigenti, militanti, simpatizzanti del Partito democratico: tra questi intellettuali come Vincenzo Cerami, scienziati come Enrico Alleva, economisti come Marzio Galeotti; poi parlamentari (Luigi Berlinguer, Susanna Cenni, Enrico Gasbarra, Paolo Gentiloni, Roberto Giachetti, Marialuisa Gnecchi, Giovanna Melandri, Anna Rossomando, Andrea Sarubbi, Gianluca Susta, Luigi Zanda); dirigenti territoriali e amministratori come Federico Gelli, Anna Rita Bramerini e Flavio Morini (Toscana), Nicola De Ruggiero e Alessandro Portinaro (Piemonte), Mario Di Carlo, Giuseppe Parroncini e Paolo Anibaldi (Lazio), Fiorenza Brioni e Carlo Monguzzi (Lombardia), Franco Bonanini (Liguria); esponenti del movimento giovanile (Andrea Casu, Filiberto Liguori e Luciano Nobili); rappresentanti del mondo associativo come Edoardo Zanchini e Maurizio Gubbiotti (Legambiente) e i presidenti di Arci Caccia Osvaldo Veneziano, di Lega Pesca Ettore Ianì e di Federparchi Giampiero Sammuri. 
Nell’appello, viene disegnata l’identità  possibile e auspicabile di un Pd veramente rinnovato e capace di “costruire un’alternativa vincente alla destra più inquietante e anti-ambientale d’Europa”. Un Pd “non di ex, ma di donne e uomini uniti da una stessa idea della politica e del futuro, un partito più coraggioso e più netto nei suoi sì e nei suoi no: sì alla green economy e no al nucleare; sì alla laicità  delle leggi e no a tutte le tentazioni di Stato etico; sì a meno tasse sul lavoro e sulle imprese e a misure fiscali che colpiscano lo spreco di materie prime e l’inquinamento, e no a smantellare i beni e i servizi d’interesse pubblico; sì a politiche forti e rigorose per la legalità  e la sicurezza dei cittadini, e no ad ogni giustificazione o ammiccamento verso le derive xenofobe“.
Per i firmatari del “manifesto”, il Pd deve “fare sua la questione morale, quella stessa sollevata trent’anni fa da Enrico Berlinguer e tuttora attualissima: vogliamo un partito che  non difenda come sui rifiuti in Campania amministratori indifendibili solo perché sono ‘suoi’“.
Infine, l’appello chiede di dare centralità  ai circoli, “strumenti prioritari per il radicamento territoriale: serve un partito aperto e accogliente, un partito che ami di più gli italiani e che s’identifichi con le risorse migliori e le ricchezze più grandi dell’Italia: le mille economie territoriali che danno alimento al made in Italy e le piccole e medie imprese che ne sono il fulcro, le eccellenze nella ricerca scientifica e nell’innovazione tecnologica, i tesori di natura e di cultura del Bel Paese, il volontariato al quale milioni di cittadini regalano ogni giorno un po’ del loro tempo. Solo un Partito Democratico così potrà  contribuire a ridare speranza, la speranza di un futuro migliore, all’Italia e agli italiani. Solo un partito così potrà  riconquistarne la fiducia”.
 

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