Comunicati

Clima: Papa coraggioso e lungimirante

“Il Papa dimostra oggi di essere più coraggioso e lungimirante sui temi ambientali della maggior parte dei leader politici del mondo”. Lo dicono i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, a Copenaghen per la Conferenza Onu sul clima.
“L’ammonimento del Papa – proseguono i due ecodem – sulla necessità  che la politica cambi radicalmente mentalità  per affrontare i problemi del nostro tempo è tanto più prezioso perché interviene proprio nel momento in cui a Copenaghen, con fatica e difficoltà ,  la  comunità  internazionale cerca di raggiungere un accordo che permetta di affrontare i cambiamenti climatici. Come ricorda il Papa – sottolineano Della Seta e Ferrante – il cambiamento climatico è un moltiplicatore di povertà , perché i suoi effetti colpiscono con persistenza maggiore i Paesi e le persone più povere.  L’auspicio – concludono i due senatori del Pd – è che in queste ore decisive le alte parole del Pontefice contribuiscano a convincere i leader del mondo che non c’è tempo da perdere e che bisogna trovare al più presto un buon accordo per abbattere le emissioni di anidride carbonica”.

Il movimento no global post ideologico

COPENHAGEN, 14 DICENBRE 2009

Da Copenhagen e dal Bella Center subito due notizie, una buona ed una cattiva: il fatto positivo è che in fila per ritirare il pass della Conferenza ci sono tutti, una fila “democratica”, con giornalisti, scienziati, membri di organizzazioni non governative, personale tecnico, parlamentari, una folla variegata proveniente da tutto il mondo, convinta e felice di esserci. La notizia cattiva è che la fila dura almeno 5 ore, con la temperatura stabile sullo 0 e con un pungente vento da nord, e che alla fine non riescono nemmeno ad entrare tutti. Il sistema di registrazione degli accrediti dei danesi è semplicemente andato in tilt, perché l’affluenza è stata ben oltre le aspettative e decisamente maggiore rispetto ai vertici internazionali degli ultimi anni. Insomma, in vista di un accordo che sia nell’ottica del ‘people first’, a Copenhagen da oggi è rappresentato tutto, ma proprio tutto il mondo, accomunato nella consapevolezza della portata storica di questa conferenza: dal ministro dell’Ambiente algerino Djemouai Kamel, che ha spiegato come non ci sia motivo perché i leader degli stati africani rimangano al vertice se il protocollo di Kyoto viene accantonato, al presidente delle Maldive Mohammed Nasheed,  che grazie al  primo Consiglio dei ministri subacqueo della storia ha acceso i riflettori sul destino del suo Paese se non si vincerà  la sfida contro il climate change. Copenhagen segna inoltre un passaggio storico importante per un movimento, quello che per grandi linee è  stato battezzato a suo tempo no-global, che entra forse in una fase post-ideologica. Ne è passato di tempo da Seattle, in cui  l’imperativo no-global era bloccare a tutti i costi quella riunione. A Copenhagen pare invece che il confronto su un problema vero che in qualche modo bisogna risolvere, possa segnare in un certo senso il passaggio all’età  adulta del movimento anti-globalizzazione. Le migliaia di giovani che già  sabato hanno partecipato alla manifestazione, ignorando i black block come un corpo estraneo, e che partecipano con passione e attenzione ai dibattiti organizzati dalle Ong al Klimaforum, rappresentano la novità  forse più forte di questa prima settimana a Copenaghen. Quel che è certo è che l’Italia e il suo Governo da qui appaiono ancor più marginali e provinciali, e le parole improntate al più cieco negazionismo climatico che in questi ultimi tempi sono state pronunciate a più riprese dagli esponenti del centrodestra italiano sembrano provenire da un tempo veramente lontano. Insomma, mentre a Copenhagen si discute e si tratta per un accordo storico, in Italia purtroppo il tempo si è fermato.
ROBERTO DELLA SETA
FRANCESCO FERRANTE

I dati del Rapporto Germanwatch presentato a Copenhagen

“IL GOVERNO INVERTA ROTTA”.

“I dati del Rapporto del Germanwatch presentato oggi a Copenaghen confermano che l’Italia è fanalino di coda nella lotta ai cambiamenti climatici non solo tra i paesi sviluppati, ma ormai purtroppo anche tra i paesi emergenti”. Lo dicono i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, a Copenaghern per la Conferenza Onu sul clima.
“Mentre nel mondo – proseguono i due senatori ecodem – si investe in efficienza energetica, energie rinnovabili, trasporto sostenibile per ridurre le emissioni e per rilanciare l’economia all’insegna del new deal ecologico, il governo Berlusconi è riuscito in questi 20 mesi ad inanellare una serie di scelte antiambientaliste e che vanno nella direzione opposta rispetto a Copenaghen: dal rilancio del carbone, una delle fonte più inquinanti e con più elevate emissioni di anidride carbonica, al taglio degli incentivi per la ristrutturazione ecologica degli edifici, fino alle prese di posizione che incredibilmente negano il problema dei cambiamenti climatici. Il governo di centrodestra non ha preso alcun impegno serio per potenziare il trasporto pubblico urbano e locale che potrebbe comportare la riduzione dell’uso dell’automobile. Invece di occuparsi di questioni serie e di investire su rinnovabili, ricerca, efficienza energetica, l’Esecutivo italiano si è imbarcato in un progetto discutibile e dagli effetti posticipati come quello del ritorno al nucleare. Vogliamo sperare che da Copenaghen il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo – concludono i due senatori ecodem – voglia annunciare una drastica correzione di rotta rispetto alla concezione di queste politiche, altrimenti l’Italia arretrerà  sempre più non solo nella lotta ai cambiamenti climatici, ma anche rispetto alla nuova frontiera della competitività  mondiale rappresentata dalla green economy”.

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